I comitati bocciano il protocollo «Le regole ci sono, non i controlli»

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I comitati bocciano il protocollo «Le regole ci sono, non i controlli»

Il Tirreno, Cronaca di Grosseto

I comitati bocciano il protocollo

«Le regole ci sono, non i controlli»

GROSSETO. Il protocollo volontario appena siglato dal Comune di Grosseto e dai titolari di otto impianti a biomasse per la produzione di biogas, che mira a limitare le maleodoranze provenienti dallo spargimento di digestato nei campi intorno al capoluogo, non convince il comitato Grosseto Aria pulita e il Forum ambientalista. Comitato e associazione per primi hanno raccolto le proteste dei grossetani per i cattivi odori e hanno chiesto chiarezza sulle procedure adottate dalle centrali, rivolgendosi anche all’autorità giudiziaria e puntando il dito contro i mancati controlli del Comune. All’indomani della firma del protocollo, arriva la loro bocciatura del documento, intitolato “Grosseto e… una delle tante attività agricole: il biogas”. «Già il titolo del protocollo, firmato dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna potrebbe trarre in inganno – dice il comitato Grosseto Aria pulita in una lettera aperta al sindaco e inviata anche all’assessora all’ambiente, Simona Petrucci, e all’assessore alla gestione del territorio Fabrizio Rossi -. Nella realtà le modalità di gestione di alcuni impianti a biogas grossetani, documentate nel tempo, non corrispondono a quelle di un’integrazione alla preminente attività agricola, bensì a iniziative speculative dettate dall’incasso di contributi economici che i cittadini pagano attraverso le bollette, a cui, nel mancato interesse per il miglioramento della fertilità dei terreni, si associa lo smaltimento di rifiuti nel nostro territorio». Punto cruciale, per il comitato, è la provenienza del materiale. «Nonostante il documento definisca il biogas “una filiera tipicamente corta” – dicono gli attivisti – la legge consente agli imprenditori di importare la maggior parte del prodotto utilizzato da fuori regione, tipicamente scarti dell’industria agroalimentare. Sono molti i camion provenienti dalla pianura Padana che vengono a smaltire a Grosseto i rifiuti industriali prodotti in nord Italia. Se non fossimo preoccupati per l’inquinamento generato da queste attività e per il disagio con cui molti grossetani convivono da anni, farebbe sorridere il fatto che le attività a cui si impegnano gli imprenditori che hanno sottoscritto questo protocollo sono disposizioni già presenti nelle norme vigenti, come il decreto del presidente della giunta regionale 46/R dell’8 settembre 2008 e successive modifiche, e il decreto ministeriale 5046 del 25 febbraio 2016. In sostanza, il documento è un impegno, là dove possibile, a rispettare la legge». Il comitato contesta poi i mancati controlli da parte del Comune. A proposito del protocollo, «in nessuna sua parte – dice – viene indicato come il Comune, che per legge è responsabile della gestione agronomica dei terreni, incluso il digestato, effettui tali attività di controllo. Questo mancato controllo, che si traduce nei disagi subiti dai grossetani, è una scelta politica del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e della sua amministrazione, che continua a non far rispettare le norme, tra cui il Regolamento di polizia urbana in materia di emissioni odorigene. Forse la ragione per questa scelta sta proprio nell’obiettivo numero 2 indicato nel protocollo firmato dal sindaco: “evitare ai soggetti gestori degli impianti costi di adeguamento”. Si continua a tutelare l’interesse economico di pochi privati a discapito della qualità della vita della collettività». Anche il professor Roberto Barocci, del Forum ambientalista, rileva che «i sette punti di impegno sottoscritti con l’accordo sono solo le disposizioni già presenti nella normativa vigente per il corretto utilizzo dei digestati in uscita dalle aziende di produzione di biogas ottenuti dalle fermentazioni di colture agrarie e soprattutto da scarti energetici dell’industria agroalimentare». Ad esempio le quantità di azoto stabilite dal Dm 5046 del 2016 (340 chili di azoto a ettaro in un anno) consentono di avere un effetto fertilizzante o ammendante ed evitano fenomeni di inquinamento e cattivi odori. Se questi quantitativi vengono superati, si ha inquinamento del terreno e cattivi odori. «Quanto i grossetani hanno verificato in questi ultimi anni – dice Barocci – è che la funzione di controllo sulla corretta gestione dei digestati, assegnata dalla normativa al Comune, non c’è stata, nonostante le tante segnalazioni dei cittadini, per scelta politica dell’amministrazione di Vivarelli Colonna. I cattivi odori registrati da tutti i grossetani stanno a dimostrare che tali normative molto spesso non sono state rispettate». Tra le cose da controllare per Barocci c’è in primis il rispetto delle quantità di azoto sparse, anche a costo di dover trasportare le quantità in eccesso a distanza di chilometri dall’impianto di produzione, cosa che comporta costi in più. 

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