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10 agosto 2019

«La Regione nasconde la verità»

La Nazione
Inceneritore, la Class Action: «I dirigenti non seguono il Consiglio»
LA NUOVA richiesta di valutazione di impatto ambientale per l’inceneritore di Scarlino alla Conferenza dei
servizi alla Regione ha scatenato un vespaio di polemiche. «I dirigenti della Regione – attaccano Roberto
Fazzi, il legale che porta avanti la Class Action contro l’inceneritore – e Roberto Barocci, leader del Forum
Ambientalista – non ottemperano a quanto deciso all’unanimità dal Consiglio Regionale a proposito della
Valutazione della relazione del Cnr e di quella conclusiva dei Ctu del procedimento civile». Pareri che,
secondo proprio i consulenti del tribunale erano «autorevoli, autonomi e terzi» ma non «per i dirigenti che
hanno richiesto al proponente nuovi elaborati – aggiunge Fazzi – In pratica deve essere la Scarlino Energia
a fornire i dati alla Regione. Che tra l’altro, come ha sotolineato il presidente Periccioli nel verbale della
prima conferenza dei servizi, è necessario un approfondimento autonomo della Regione, ma anche per la
Vis che dovrà essere svolta dalla Regione». «Il dottor Spagnesi dell’Asl 9 – ribatte Barocci – ha dichiarato
che è indispensabile acquisire le perizie dei Ctu del tribunale civile di Grosseto. E dopo la perizia del Cnr di
Napoli bisogna tenerne conto in fase di nuova valutazione». Cosa che la Regione non ha fatto.
«Denunciamo – proseguono Fazzi e Barocci – l’abuso della Conferenza dei Servizi, che vorrebbe privare
illegittimamente i comuni di Follonica e Scarlino del diritto di produrre i documenti tecnici agli atti della Class
Action, consentendo di produrli alla Scarlino Energia a sua completa discrezione. Invitiamo quindi i Comuni
ad attivarsi e coordinarsi con gli attori della causa civile per depositare anche nel procedimento
amministrativo i documenti tecnici depositati dalla Class Action. Il collegio peritale ha accertato anche
ulteriori carenze all’impianto, in particolare la forma inadeguata dei forni, la mancanza di filtri a maniche sui
fumi e lo sversamento di 9600 metri cubi al giorno nelle acque del Golfo di Follonica, trattate in prevalenza
con sedimentazione, oltre ad acque di diluizioni provenienti da altri processi, pari agli scarichi giornalieri di
una città di 50mila abitanti». Secondo il legale dunque i «chiarimenti richiesti dalla Conferenza dei Servizi
alla Scarlino Energia sono assolutamente insufficienti. Adotteremo tutte le iniziative necessarie anche in
sede giudiziaria affinchè i documenti tecnici definitivi della Class Action vengano valutati anche nel
procedimento amministrativo di rinnovazione della Via-Aia». Poi gli ultimi chiarimenti: «Chiediamo anche di
spiegarci come è possibile evitare la combustione anomala senza sostituire i forni, se l’altezza è corretta,
come mai Scarlino Energia utilizza acqua emunte dai pozzi ricchi di Arsenico e metalli pesanti senza il
trattamento imposto dalle autorità» e poi «come vengono dosati i carboni attivi, perchè il portale che misura
la radioattività è sistemato lontano dall’impianto e quando è prevista la bonifica – chiudono – del sito in Fase
II».