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7 giugno 2019

Rifiuti, come uscire dagli estremismi Con nuovi strumenti

Corriere fiorentino- di Alfredo De Girolamo*
Il libro di Antonio Massarutto Un mondo senza rifiuti? Viaggio nell'economia circolare, non è solo un saggio tecnico sul mondo dei rifiuti e del riciclo. È un bel libro su un tema di attualità, che alterna capitoli economici e tecnici ad approfondimenti storici, filosofici, culturali e antropologici. Il pregio più grande che ha il libro è la sua laicità. In un dibattito pubblico caratterizzato da «opposti estremismi» (da rifiuti zero a inceneriamo tutto), Massarutto ci parla con equilibrio, dimostra curiosità di capire le cose e di basarsi sui dati, prima di sparare una ricetta. Insomma una chiave di lettura originale e laica: «economia circolare come stella cometa», come direzione da seguire senza dogmi ma anche senza sospetti. Per questo il libro dovrebbe essere letto dai politici oltre che dai cittadini comuni. L'autore ci mette in guardia: l'economia circolare non è un pasto gratis. Economia circolare vuol dire mercato - un mercato incompleto, un'industria nascente - fatto da una miriade di attori nel mondo. Destinare quote crescenti di «rifiuti» al mercato vuol dire attivare una complessa attività di ricerca e coordinamento dei vari attori. Per questo serve una «politica industriale», un'azione forte dei soggetti pubblici. Nell'economia lineare il pubblico era chiamato a definire politiche di «command and control» e a «pianificare impianti strategici» (discariche, termovalorizzatori). Nell'economia circolare il pubblico deve fare regia, coordinamento, stimolo, un mestiere diverso e più complesso. E quindi il pubblico deve cambiare. Servono nuovi strumenti per orientare il mercato e il libro ne individua uno che ha funzionato nel campo degli imballaggi, degli oli, dei veicoli: la responsabilità estesa del produttore. In molti sperano che grazie all'economia circolare, non si debbano più fare impianti. Chi ci governa è impaurito dal conflitto e vede una facile scorciatoia. Comitati per il no a tutto? Nessun problema ci pensa l'economia circolare: i rifiuti «spariscono» nel mercato (meglio se all'estero). Ma non è così. Fare economia circolare significa fare più impianti per il riciclo (digestori anaerobici, compostaggio, riciclo, piattaforme) ma anche avere quelli per gli scarti del riciclo e rifiuti non riciclabili (termovalorizzatori e discariche), altrimenti l'economia circolare non gira. Soprattutto economia circolare vuol dire industria: cartiere, acciaierie, vetrerie, manifattura per la plastica, i tessuti, i materiali da costruzione, le bioraffinerie. Il problema del consenso dovrà comunque essere affrontato, anche se in modo e su basi nuove.
*presidente Cispel Confservizi Toscana