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24 maggio 2019

Se disperse anche le buste biodegradabili inquinano: individuati effetti tossici sulle piante

Lo studio dell’Università di Pisa pubblicato su “Ecological Indicators”

Non basta sostituire la plastica tradizionale con altri prodotti. Lardicci: «Importante informare
adeguatamente sulla necessità di smaltire correttamente questi materiali»

Greenreport.it - Per risolvere i danni provocati dall'inquinamento da plastica non basta limitarsi a sostituire le buste
tradizionali (come anche altri imballaggi o prodotti monouso) con quelle biodegradabili, perché anche queste
ultime provocano danni se disperse nell'ambiente - e non solo a quello marino come ormai ampiamente
documentato (si veda ad esempio qui, qui, qui e qui), ma anche a quello terrestre. È la conclusione cui è
giunto un team di ricercatori dell'Università di Pisa, che ha pubblicato sulla rivista scientifica "Ecological
indicators" uno studio incentrato sulle tradizionali shopper non-biodegradabili realizzate con polietilene ad
alta densità (Hdpe) e quelle di nuova generazione, biodegradabili e compostabili, realizzate con una miscela
di polimeri a base di amido.
I ricercatori hanno esaminato in particolare gli effetti fitotossici del lisciviato, ossia della soluzione acquosa
che si forma in seguito all'esposizione delle buste agli agenti atmosferici e alle precipitazioni; da quanto è
emerso, entrambe le tipologie di shopper rilasciano in acqua sostanze chimiche fitotossiche che
interferiscono nella germinazione dei semi, con la differenza che i lisciviati da buste non-biodegradabili
agiscono prevalentemente sulla parte aerea delle piante mentre quelli delle buste compostabili sulla radice.
«Nella maggior parte degli studi condotti finora sull'impatto della plastica sull'ambiente, gli effetti delle macro-
plastiche sulle piante superiori sono stati ignorati - spiega il professore Claudio Lardicci dell'Ateneo pisano,
che l'anno scorso aveva condotto uno studio sugli impatti delle buste biodegradabili in ambiente marino - La
nostra ricerca ha invece dimostrato che la dispersione delle buste, sia non-biodegradabili che compostabili,
nell'ambiente può rappresentare una seria minaccia, dato che anche una semplice pioggia può causare la
dispersione di sostanze fitotossiche nel terreno. Da qui l'importanza di informare adeguatamente sulla
necessità di smaltire correttamente questi materiali, considerato anche che la produzione di buste
compostabili è destinata a crescere in futuro e di conseguenza anche il rischio abbandonarle nell'ambiente».
L'unico modo per risolvere alla radice il problema dell'inquinamento da rifiuti, infatti, non è quello di sostituire
un materiale con un altro, ma evitare di gettarli in giro: per una loro adeguata gestione è necessaria dunque
una robusta campagna di informazione e comunicazione alla cittadinanza, oltre all'implementazione sul
territorio di un'adeguata presenza di impianti industriali per la selezione, avvio a recupero e/o smaltimento
dei rifiuti raccolti. Un iter che vale naturalmente anche per le buste biodegradabili; come ricordato nei giorni
scorsi dalla stessa Assobioplastiche, anche il sacchetto biodegradabile e compostabile è «progettato per
essere gestito nel circuito della raccolta dell'umido in appositi impianti industriali». Se irresponsabilmente
gettato nell'ambiente, invece, anche quello continuerà a far danni.