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15 maggio 2019

Per il governatore la conferenza dei servizi dirā no a nuove autorizzazioni Si studia la sentenza del Consiglio di Stato, obiettivo evitare cause per danni Enrico Rossi č sicuro ĢIl parere sarā negativoģ

Il Tirreno - Scarlino. La conferenza dei servizi convocata a Firenze per il nuovo iter autorizzatorio dell'inceneritore di Scarlino è una partita giocata sulle trenta pagine della sentenza del Consiglio di Stato. Le carenze impiantistiche messe in evidenza dai giudici romani e tutte le imposizioni ad esse collegate costringono l'azienda Scarlino Energia a fare i conti con un progetto - quello presentato nel 2015 - ormai non solo datato, ma anche bocciato con una sentenza. Ed è proprio questa la conclusione a cui vuol giungere la Regione Toscana, perché se nel procedimento verrà fissata l'impossibilità per la società di adeguarsi alle disposizioni del Consiglio di Stato, ecco che verrà scacciata l'ipotesi di una richiesta da parte della Scarlino Energia di un risarcimento danno nei confronti delle casse fiorentine. Scenario che comunque sembra inevitabile con un parere negativo, ma che la Regione cercherà di attenuare forte delle motivazioni che arriveranno dalla conferenza dei servizi. Retroscena che traspaiano anche dalla nota stringata diffusa ieri da Firenze, dal titolo "Decaduta l'autorizzazione del 2018". Non quella del 2015, su cui trae origine l'ultimo progetto approvato, ma quella del 2018, arrivata dopo che il Tar aveva annullato ma solo in parte quella precedente. Ed è proprio su quella del 2015 che Scarlino Energia vuole giocare le sue ultime carte. «A seguito della richiesta della società Scarlino Energia di adeguarsi alla decisione del Consiglio di Stato del gennaio scorso, la Regione ha l'obbligo di istruire e concludere il procedimento - si legge nella nota fiorentina - È d'altra parte diritto della società presentare la richiesta di riesame». Sacrosanto. Solo che adeguarsi alla sentenza significa pensare ad un progetto totalmente nuovo difficilmente compatibile con l'impianto esistente. Non è un mero problema di capitali, ma riguarda la redazione di qualcosa che parta da zero. Impresa che ad oggi definirla ardua pare un eufemismo. Eppure, nella conferenza dei servizi di lunedì, dalla Regione non è arrivata questa bocciatura secca. Al contrario, i funzionari hanno passato la palla all'avvocatura regionale perché studi a fondo la sentenza del Consiglio di Stato e quello che ne consegue. Il parere degli studi legali, secondo i funzionari, permetterà di mettere nero su bianco la complessità dell'operazione, davanti a cui la società dovrà dire se è in grado o meno di far fronte. Previsioni a riguardo già circolano, in primis quella del governatore Enrico Rossi, che ribadisce quanto già detto alcune settimane fa. «Il presidente si assume la responsabilità di dire che la conclusione dei lavori della Conferenza dei servizi non potrà che essere negativa - conclude la nota - Questo alla luce delle informazioni di cui la Regione dispone e che non contengono novità rispetto agli atti che hanno portato alla decadenza dell'autorizzazione». Poche parole ma significative: dalla riunione di lunedì non sono arrivate «novità rispetto agli atti che hanno portato alla decadenza dell'autorizzazione». Appunto, occorre ripartire da zero, o quasi. E visto che l'oggetto è la realizzazione di un inceneritore su una piana già fortemente industrializzata, l'impresa appare proprio titanica. Questa almeno l'impressione in Regione, Rossi in testa.