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27 gennaio 2019

Ira degli industriali “Niente inceneritori ma tasse aumentate per le discariche”

La Repubblica - Maurizio Bologni - Prato, attacco alla Regione: " Oltre al danno, la beffa" L'assessora Fratoni replica: "Sta alle imprese progettare e realizzare i termovalorizzatori"
I termovalorizzatori non ci sono, secondo gli imprenditori a causa dell'inerzia della pubblica amministrazione. «Ma la pubblica amministrazione "inerte" - come la definiscono - aumenta l'ecotassa sui rifiuti alle imprese che smaltiscono in discarica o in vecchi inceneritori invece che nei termovalorizzatori mai realizzati » . Uno scherzo? Un paradosso? « Al danno aggiungono la beffa», tuonano tessili pratesi, imprenditori del cartario lucchesi e del lapideo massese. «Non solo veniamo esposti a super costi per esportare fuori regione perché in Toscana non si termovalorizza abbastanza e non ci sono discariche a sufficienza, ma veniamo caricati di altre tasse per i rifiuti smaltiti nelle discariche toscane e non nei termovalorizzatori che la pubblica amministrazione non ha costruito e non ci ha permesso di realizzare». Venerdì sera, quando la notizia dell'aumento dell'ecotassa sui rifiuti si è diffusa nella piana ad Ovest di Firenze, qualcuno voleva marciare subito verso i palazzi del potere. Lo hanno trattenuto a fatica. In attesa di fare meglio i conti. Ma è cosa certa che l'aumento c'è. E si stima che in qualche caso possa essere del 45%. « Sacrosanto tassare chi non ricicla e valorizza, ma purché si dia la possibilità di farlo » , dicono gli imprenditori.
Invece dopo aver cancellato dalle carte progettuali l'impianto di termovalorizzazione di Case Passerini e mentre languono bersagliati dai comitati civici altri progetti al servizio dei distretti industriali ( vedi quello della Kme a Fornaci di Barga), si rompe la tregua che negli ultimi anni aveva congelato l'aumento dell'ecotassa. La Regione pubblica sul sito il provvedimento per il quale « a decorrere dal primo gennaio scorso entrano in vigore gli aumenti delle aliquote relative al tributo speciale per il deposito in discarica e in impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi, approvati con legge regionale 45/ 2016 » . A dover pagare è il gestore dell'impianto di smaltimento, con l'obbligo di rivalsa su chi effettua i conferimenti. Vale per tutti. Il provvedimento spiega, curiosamente, che sono assoggettati al tributo pure « coloro che esercitano attività di discarica abusiva, coloro che abbandonano, scaricano, depositano in modo incontrollato rifiuti e chi gestisce rifiuti senza autorizzazione ».
Quanto inciderà l'aumento sulle imprese? La Regione pubblica tabelle che Confindustria Toscana Nord sta studiando in queste ore. « Per il cartario - spiegano dall'associazione degli industriali - si è già stimato che l'aliquota della tassa applicata al pulper passerà dall' 11 al 15% per tonnellata. Sono costi enormi. Basti pensare che la lavorazione della carta produce 120.000 tonnellate annue di rifiuti. E nel caso del pulper si tassa uno scarto sul quale le aziende cartarie hanno già lavorato, e quindi speso, per selezionale e riciclare la carta usata. La legge sull'ecotassa rifiuti è del 1995 - dicono - le sue finalità sono apparentemente virtuose perché si gravano di un tributo speciale i conferimenti in discarica per incoraggiare la minore produzione di scarti, favorire modalità di smaltimento meno impattanti e orientate al recupero di materia ed energetico. Peccato però che siano sempre rimasti a metà strada i provvedimenti per disciplinare il riutilizzo degli scarti industriali e quindi per trarne dei sottoprodotti o materie prime secondarie. E peccato che la Regione non abbia investito in termovalorizzatori. Su questi presupposti, dalla legge di bilancio 2017 l'aumento dell'ecotassa era stato congelato. Con la legge di bilancio 2019, invece, gli aumenti sono di nuovo applicabili. E la Regione Toscana, che già oggi si colloca nella fascia alta dell'entità del tributo, li applicherà».
Replica l'assessore regionale all'ambiente Federica Fratoni: « Sta alle imprese chiudere il ciclo dei rifiuti progettando e realizzando termovalorizzatori che la Regione valuta con la massima disponibilità. Ci sono esempi virtuosi da seguire come il conciario di Santa Croce che nel giro di pochi anni si renderà autosufficiente con una impiantistica d'avanguardia».