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24 gennaio 2019

Scarlino energia, dopo la sentenza del Consiglio di Stato «non č detta l’ultima parola»

 

L’azienda: «Con le parole i nostri dipendenti non mangiano, i rifiuti non spariscono»

Periccioli: «La Provincia di Grosseto e la Regione Toscana, applicando le norme, rilasciano le autorizzazioni ed il giudice amministrativo le annulla. Una famiglia, una società, uno Stato si reggono sulla certezza del diritto»

Greenreport - Il Cda di Scarlino energia si è riunito ieri per una prima valutazione degli effetti che la recente sentenza del Consiglio di Stato porta con sé per l'impianto di termovalorizzazione e di trattamento rifiuti liquidi del Casone, spiegando che al momento «qualsiasi interpretazione degli effetti del giudizio amministrativo sono prematuri e inopportuni». Dopo aver dato mandato ai propri legali e consulenti per una approfondita esamina della sentenza, il Cda tornerà dunque a riunirsi i primi di febbraio per cominciare a discutere nel merito e per convocare l'assemblea dei soci: «Non è detta l'ultima parola».
«La Provincia di Grosseto e la Regione Toscana, applicando le norme, rilasciano le autorizzazioni ed il giudice amministrativo le annulla - commenta amaro il presidente dell'azienda, Moreno Periccioli - Quattro istruttorie tutte positive, quattro autorizzazioni in otto anni (un record mondiale). Siccome non siamo amministrati da un branco di incapaci c'è qualcosa nel profondo che non funziona. L'impianto di Scarlino è il solito, il "canale Solmine" è lo stesso, l'ambiente circostante è immutato, tutti i limiti Aia (per molti aspetti più restrittivi della legge) vengono rispettati. Io non credo che il giudice amministrativo abbia tra i suoi poteri quello di interpretare il principio di precauzione, ma applicarlo secondo scienza e legge. Io non credo che il giudice amministrativo possa dire all'Ente che autorizza "dovevi fare questo" se la legge non lo prevede (mi riferisco alla Vis - Valutazione di incidenza sanitaria). Applicare la legge, non interpretarla ad libitum, dovrebbe essere il compito del giudice amministrativo».
Invece è una normativa complessa e contraddittoria quella che governa in tutta Italia ogni settore dell'economia circolare, e la certezza del diritto come quella del dovere sono una chimera per le aziende di settore, che sempre più spesso non riescono ad operare - lasciando al contempo irrisolti i problemi sul territorio. «Con le parole i nostri dipendenti non mangiano - rincarano dall'azienda - Con le parole i rifiuti non spariscono», mentre Periccioli conclude: «Una famiglia, una società, uno Stato si reggono sulla certezza del diritto. La società si rimboccherà le maniche e con pazienza e secondo le norme di legge insisterà per poter lavorare e per difendere un patrimonio che è dei soci, dei dipendenti, dei creditori e della collettività».