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3 dicembre 2018

Quanto vale l’economia circolare in Italia?

Secondo una recente ricerca presentata a Roma genera un fatturato di 88 miliardi di euro con un valore aggiunto di 22 miliardi, dando lavoro a oltre mezzo milione di addetti

Polimerica -É stata presentata il 29 novembre scorso a Roma la ricerca "L'Economia Circolare in Italia - la filiera del riciclo asse portante di un'economia senza rifiuti", elaborata dall'esperto ambientale Duccio Bianchi di Ambiente Italia. come risultato del lavoro del Gruppo Riciclo e Recupero di Kyoto Club. Studio promosso da Conai e dai Consorzi di filiera (tra cui Corepla), in collaborazione con il Gruppo CAP, con l'obiettivo di tracciare un vero e proprio "bilancio" dell'economia circolare nel nostro paese.
QUANTO VALE IL SETTORE? Il primo dato che emerge è il valore stimato di tutte le attività che rientrano direttamente o indirettamente in questo macrosettore: si tratta di 88 miliardi di euro in fatturato e 22 miliardi di valore aggiunto, pari all'1,5% di quello nazionale. In altri termini, è quanto vale tutto il settore energetico in Italia o un settore industriale storico come quello dell'industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell'agricoltura. Un macrosettore che - si legge nello studio - impiega oltre 575mila lavoratori, mostrandosi sempre più appetibile per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati.
IL MOTORE DELL'ECONOMIA CIRCOLARE. La gestione del ciclo di vita dei prodotti e del ciclo di vita dei rifiuti sono il motore dell'economia circolare - si legge nella presentazione della ricerca -, tanto che essa non riguarda solo ciò che succede dopo la produzione e il consumo di un bene, ma parte dalla progettazione a monte di un sistema più efficiente riguardo all'uso di risorse. Prevede innanzitutto che vengano utilizzate in modo massiccio le fonti e le risorse rinnovabili, elemento centrale della sostenibilità, e che chi produce e chi consuma diventi responsabile del ciclo di vita del prodotto. Comprende una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per essere disassemblato, per essere differenziato e riciclato o riutilizzato nella sua interezza o in singole parti.
PRIMI IN TRE CRITERI CHIAVE. Il nostro paese è tra i più virtuosi in Europa per tre criteri fondamentali: è infatti al primo posto in Europa per il tasso di produttività nell'uso delle risorse (quanti euro di PIL si producono per ogni kg di materia consumata), tasso di circolarità della materia nell'economia (quante materie seconde impieghiamo sul totale dei consumi di materia), e per il tasso di riciclo dei rifiuti (quanti rifiuti, urbani e non urbani, inclusi l'import ed export, avviamo a riciclo internamente).
La ricerca di Ambiente Italia mostra come nel corso del tempo siano progressivamente cresciuti sia i recuperi "open loop", cioè in altri cicli produttivi (ad esempio vetro nell'industria ceramica o altri materiali nell'industria edile), sia i ricicli "closed loop" all'interno dello stesso ciclo produttivo.
RICICLO DI IMBALLAGGI. In Italia, solo nel 2017 è stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo sull'intero territorio nazionale, per un totale di 8,8 milioni di tonnellate di rifiuti, valore in crescita del 3,7% rispetto al 2016. Considerando anche la quota di imballaggi destinata a recupero energetico, lo scorso anno 10,2 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio sono stati valorizzati.
In vent'anni di attività, il sistema Conai ha garantito l'avvio al riciclo di oltre 55 milioni di rifiuti di imballaggio e permesso di evitare la costruzione di oltre 130 nuove discariche.
I COMMENTI. "Il nostro Paese ancora una volta si conferma leader nell'economia circolare e il settore del riciclo un asse portante di questa economia basata sull'ottimizzazione delle risorse e la loro valorizzazione - afferma Giorgio Quagliuolo (nella foto), Presidente di Conai -. Il nuovo pacchetto di direttive chiede di fare ancora di più, con un innalzamento dei target di riciclo per gli imballaggi, target al 2025 che sono già raggiunti per quasi tutti i materiali". "Per fare di più stiamo agendo su ecodesign e design for recycling, diversificazione del contributo ambientale in funzione dell'effettiva riciclabilità, lo sviluppo di una raccolta differenziata di qualità ed investimenti in R&S su tecnologie innovative e nuove applicazioni di prodotti del riciclo", ha aggiunto il Presidente di Conai.
"Questo rapporto conferma e sviluppa ulteriormente le evidenze formulate nel position paper di Confindustria pubblicato il mese scorso, ovvero che l'industria italiana registra, ormai da anni, performance eccellenti nell'uso efficiente delle risorse nelle sue varie declinazioni, sulla base dell'assunto che il concetto di economia circolare non può e non deve esaurirsi nella sola operazione di riciclo - commenta Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria - .Occorre creare il giusto contesto normativo, tecnologico-impiantistico ed economico per 'chiudere il cerchio', affinché i nuovi obiettivi definiti a livello europeo e che l'Italia si dovrà traguardare siano uno stimolo a migliorare ulteriormente tali performance, confermando l'auspicio contenuto nel rapporto presentato oggi, ovvero che lo sviluppo dell'economia circolare comporta necessariamente una grande trasformazione industriale".
Secondo Antonello Ciotti, Presidente di Corepla, il Consorzio per il recupero e il riciclo degli imballaggi in plastica: "Occorre trovare tutti gli usi possibili per migliorare il flusso circolare della plastica riciclata. Su questo tema, Corepla e il tessuto industriale italiano del riciclo, sono fortemente impegnati per creare un sistema strategico in una doppia direzione: sia per sviluppare politiche economico sociali, nuove imprese per nuova occupazione e ricerca, e sia per incrementare politiche ambientali utili al Paese. Oltre al trasferimento tecnologico d'eccellenza e all'investimento in innovazione che il settore sta già operando, sarebbe utile un maggior utilizzo di materiali riciclati da parte delle Amministrazioni pubbliche per una più vasta economia circolare".