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14 maggio 2018

«Quei rifiuti non sono idonei: ci sono metalli pesanti» La Commissione d’inchiesta alla Tioxide: «Risparmio notevole per il mancato invio in discarica»

La Nazione - «UN GENERALE miglioramento della situazione rispetto al passato, ma permangono talune criticità, normalmente da attribuirsi a fenomeni di illegalità diffusa, che si manifestano con connotazioni più o meno comuni nel territorio, anche se non sono emerse attività riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata». Questo sta scritto a pagina 92 del documento della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle «attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali». Una commissione d'inchiesta istituita con legge 7 gennaio 2014 e composta dai deputati che hanno studiato, territorio per territorio, tutti i problemi legati ai rifiuti. «Diverse le attività ispettive - prosegue nella sua disamina la Commissione - che hanno interessato la gestione dei rifiuti, costituiti quasi esclusivamente dagli scarti dei processi produttivi». Sotto la lente la Nuova Solmine e la Hutsman Tioxide. Rispettivamente per le ceneri di pirite e per i gessi rossi. «E' stata segnalata alla Commissione - si legge ancora - un'indagine condotta dal Noe sulla Nuova Solmine, in ordine alla gestione di un particolare rifiuto, le ceneri di pirite, che la società gestiva come sottoprodotto, avviandolo ai cementifici». Procedimento che però è stato archiviato dalla Dda di Firenze sul presupposto che si trattava «di mera violazione amministrativa». Più grave - secondo la Commissione d'inchiesta - la situazione della Huntsman Tioxide, gruppo recentemente rilevato dalla società Venator che si occupa di produzione di biossido di titanio il cui scarto sono i gessi rossi. «Qualche anno fa - si legge a pagina 106 - la società aveva ottenuto l'iscrizione al registro dei produttori di fertilizzanti, sul presupposto che i gessi rossi avrebbero potuto avere due destini differenti, cioè quale rifiuto e quale sottoprodotto. Secondo tale prospettazione i gessi rossi non solo potevano essere destinati al ripristino ambientale, per il recupero morfologico di ex cave o aree degradate, ma, quale sottoprodotto, potevano essere anche venduti per l'utilizzo in campo agronomico come additivi, quindi come ammendanti o fertilizzanti di secondo livello. Tuttavia, dai risultati analitici eseguiti sono emerse concentrazioni di cromo e di vanadio in misura superiore ai limiti consentiti dalla normativa. Da tale accertamento aveva preso avvio un procedimento penale, nell'ambito del quale la Procura della Repubblica del Tribunale di Grosseto ha delegato il Noe ad eseguire ulteriori indagini, con diversi accessi nell'azienda. In occasione di uno di questi accessi sono stati eseguiti i prelievi di gesso rosso conferito nella ex cava di quarzite di Poggio Speranzona di Montioni, a Follonica, per l'attività di ripristino ambientale, nonché prelievi di campioni di Agriges. Tuttavia, per un verso, gli esami effettuati hanno consentito di accertare che tale sostanza non è idonea come rifiuto al ripristino ambientale; per altro verso, gli accertamenti analitici sul prodotto commercializzato come Agriges hanno concluso per l'inidoneità dello stesso, a causa della presenza sia di concentrazioni minime di calcio e zolfo, inferiori a quelle autorizzate dal ministero dell'Agricoltura, sia di cromo esavalente, superiore al limite consentito dal decreto ministeriale del 5 febbraio 1998 e successive modifiche. E' stata anche accertata la presenza di alcuni metalli pesanti, come berillio, cobalto, cromo totale». «Il mancato invio in discarica dei gessi rossi, nelle quantità sopra indicate, ha determinato - sostiene la Commissione - per la società un notevole risparmio di spesa, per decine di milioni di euro. In realtà, se la marmettola è un rifiuto che viene conferito normalmente in discarica, non si comprende la ragione per cui tale rifiuto, miscelato con gli scarti di produzione del biossido di titanio, che sono anch'essi rifiuti, possa essere destinato al ripristino ambientale per il recupero morfologico di ex cave o aree degradate, o possa addirittura divenire un sottoprodotto per l'agricoltura».