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14 maggio 2018

Alte concentrazioni di cromo e vanadio nei materiali di scarto della Tioxide Il documento: «Senza portarli in discarica la societą ha risparmiato milioni» Valori superiori ai limiti

Il caso gessi rossi alla Dda

Il Tirreno - Decine di milioni di euro risparmiate dall'azienda e tonnellate di materiale che presentava una concentrazione di cromo esavalente superiore al limite consentito venduto ai grossisti per essere poi utilizzato come fertilizzante in agricoltura. È questa la fotografia scattata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle "attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati" che ha ricostruito tutta la filiera del trattamento dei rifiuti in Toscana, comprese anche le varie inchieste che si sono incrociate sulle aziende e sulle attività presenti sul territorio. In Maremma, sotto la lente della commissione sono finiti, oltre alla piana di Scarlino e alle bonifiche della falde che le società del Casone avrebbero dovuto fare ma che sono state ritenute dagli ambientalisti insufficienti, anche i gessi rossi della Tioxide. Tema, questo, sul quale si stanno giocando in parte le sorti delle prossime elezioni amministrative a Gavorrano dove l'amministrazione uscente e la Regione hanno anche organizzato un dibattito pubblico per la scelta della sede del conferimento, se alla cava della Vallina o a quella della Bartolina. Scelta aspramente criticata dal Forum ambientalista che ora chiede l'intervento della Corte dei Conti. «Alla luce di quanto scritto in quella relazione - dicono i componenti del forum - spendere soldi pubblici, come stanno facendo la Regione e l'amministrazione uscente di Gavorrano per svolgere una serie di incontri e di conferenze, il cosiddetto "dibattito pubblico", per convincere la cittadinanza sulla bontà della scelta già fatta di non modificare il processo produttivo e di depositare questi rifiuti nella cava della Bartolina o della Vallina, per consentire "alla società un notevole risparmio di spesa" si configura come uno spreco di denaro collettivo, da far valutare alla Corte dei Conti». L'indagine del Noe. Sono stati gli uomini del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri a consegnare alla Direzione distrettuale antimafia il materiale raccolto nel corso della loro indagine, cominciata ormai anni fa. Risalgono infatti al 2012 gli accertamenti svolti dalla polizia municipale che aveva eseguito alcuni campionamenti sui cumuli di gessi rossi che erano stati utilizzati come ammendante con il nome di "Agriges". Già da queste analisi erano emerse concentrazioni di cromo e vanadio superiori ai limiti consentiti e la Procura aveva quindi incaricato il Noe di eseguire ulteriori indagini. Grazie a due diversi consulenti, i militari sono riusciti a mettere insieme il materiale: il fascicolo è finito sulla scrivania del magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Firenze e l'ipotesi di reato è quella di attività organizzata per la gestione illecita dei rifiuti. «Il problema nasce dal fatto che lo scarto di produzione della Huntsman Tioxide - si legge nella relazione presentata dalla senatrice Laura Puppato e dall'onorevole Stefano Vignaroli - non possiede le qualità per essere ritenuto materia prima secondaria, ma è soltanto un rifiuto che avrebbe dovuto avere come destinazione la discarica. Il mancato invio in discarica dei gessi rossi, nelle quantità sopra indicate, ha determinato per la società un notevole risparmio di spesa, per decine di milioni di euro». Il materiale analizzato infatti, conterrebbe concentrazioni di cromo esavalente superiore a quello consentito, tale per cui non può essere utilizzato in agricoltura e nemmeno come materiale di ripristino ambientale nelle cave. Buona parte di quei gessi rossi (750 tonnellate tra il 2012 e il 2014) erano stati stoccati nell'ex cava di quarzite di Poggio Speranzona di Montioni, a Follonica mentre l'Agriges venduto (da utilizzare come ammendante), era circa 4.500 tonnellate. La cava è piena e la società con le amministrazioni stanno cercando un'altra destinazione e le ipotesi fatte finora sono la cava della Bartolina o quella della Vallina. «In realtà - osserva la Commissione di inchiesta - se la marmettola è un rifiuto che viene conferito normalmente in discarica, non si comprende la ragione per cui tale rifiuto, miscelato con gli scarti di produzione del biossido di titanio, anch'essi rifiuti, possa essere destinato al ripristino ambientale per il recupero morfologico di ex cave o aree degradate, o possa addirittura divenire sottoprodotto per l'agricoltura».