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15 maggio 2018

L'azienda contesta le conclusioni della Commissione parlamentare d'inchiesta «Lo attestano autorizzazioni, sentenze di Tribunale, perizie e controlli» Venator respinge le accuse «Tutto pulito e certificato»

Il Tirreno -Caso gessi rossi: Venator Italy (già Huntsman) respinge le accuse arrivate dai comitati ambientalisti e soprattutto dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sui reati connessi al ciclo dei rifiutin. Difende correttezza e trasparenza del proprio operato e ribadisce che tanto i gessi quanto il prodotto Agrigess non sono "veleni". «Venator Italy - scrive la società in una nota firmata dall'ad Francesco Pacini - è da sempre impegnata nella tutela dell'ambiente e del territorio e agisce nel costante rispetto delle normative vigenti in materia, come peraltro provato dalle certificazioni Emas e Iso 14001 di cui la società è titolare». Per quel che riguarda i gessi rossi originati dall'impianto di Scarlino «gli stessi - scrive Pacini - sono specificamente individuati nell'Autorizzazione integrata ambientale e qualificati, ai sensi della normativa vigente, come "rifiuto speciale non pericoloso". Tale classificazione consente il legittimo utilizzo dei gessi rossi sia per attività di recupero ambientale che in campo agricolo». Anche rispetto alle attività di recupero ambientale l'azienda contesta le conclusioni della Commissione parlamentare: «I gessi rossi, in ragione delle loro caratteristiche chimiche e geotecniche, costituiscono un ottimo materiale per il riempimento e il rimodellamento morfologico di cave esaurite e il loro successivo rinverdimento, così come accertato, in ultimo, dalle competenti autorità che, in data 14 marzo 2017, all'esito di un complesso procedimento istruttorio, hanno rilasciato alla società, ai sensi dell'articolo 298 bis del Codice dell'Ambiente, specifica autorizzazione. Quanto poi all'utilizzo in agricoltura dei gessi rossi, commercialmente identificati come Agrigess, è accertato che si tratta di un sottoprodotto avente le caratteristiche chimiche e fisiche previste dalla normativa vigente per i Correttivi, ai sensi dell'Allegato 3 del Decreto Legislativo 29 aprile 2010 n.75, e che, come statuito dal Tribunale civile di Grosseto, non è pericoloso per l'ambiente e/o la salute umana». In sede di consulenza tecnica d'ufficio - prosegue Venator - il perito nominato dallo stesso Tribunale afferma «che l'allarme di rischio ambientale, causato dal prodotto Agrigess nel suo uso come fertilizzante in agricoltura, non trova riscontro nei risultati analitici degli esami di laboratorio eseguiti sui campioni di Agrigess. Conclusione cui il perito è pervenuto adottando il "principio di precauzione", consistente nel confronto dei risultati analitici ottenuti sul fertilizzante... con le Cma (Criteri ambientali minimi) previste dalle normative vigenti in tema di acque destinate al consumo umano e di rifiuti solidi». In particolare l'azienda puntualizza sull'allarme cromo, evidenziato dalla Commissione: «Dal confronto fra i risultati ottenuti sui campioni di gessi rossi analizzati e i valori di riferimento stabiliti dal Dm 5 febbraio 1998, come modificati dal Dm 5 aprile 2006 n. 186, si evince infatti che il cromo totale riscontrato nei gessi rossi risulta presente con una concentrazione 50 volte inferiore a quella prevista dalla normativa vigente e che il cromo esavalente risulta inferiore ai valori minimi rilevabili, ovvero in quantità tali da non destare alcuna preoccupazione». Insomma, «davanti a tali inconfutabili dati scientifici, accertati dalle prove a suo tempo effettuate dall'Università di Siena e Pisa e dalle attività di monitoraggio dell'Arpat, ma anche dal Tribunale civile di Grosseto», secondo Venator Italy le conclusioni tratte dalla Commissione parlamentare d'inchiesta, sottolineate dai comitati ambientalisti e riportate dalla stampa, si rivelerebbero infondate.