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9 aprile 2018

Che bella idea la biblioteca fatta di paglia » il primo edificio pubblico in Italia realizzato con i residui dellíagricoltura

La Repubblica -La biblioteca è di paglia e lancia la Toscana in prima fila in uno dei nuovi filoni dell'architettura sostenibile: l'agriarchitettura, l'architettura fatta con i residui dell'agricoltura. Costruire con la paglia scartata dalla mietitura del grano, per esempio, si può. La biblioteca di 2.400 metri quadri, il "Centro culturale Le Creste", è a Rosignano Marittimo, l'intonaco la fa sembrare un edificio tra tanti, ma il tetto coltivato a verde ne annuncia già da fuori la sintonia con l'ambiente e il corpo è interamente in paglia.
«Siccome non esistono ancora in Italia imprese che coltivino a fini architettonici, le balle di paglia ce le siamo andate a cercare dai contadini», spiega l'architetto Pierluigi Feltri, dello studio Una2 architetti associati di Genova che, insieme a Area progetti, Andrea Michelini e Laura Ceccarelli l'ha realizzata tramite gara comunale e finanziamento regionale con fondi Ue: il primo edificio pubblico in Italia fatto di residui agricoli in Italia.
Un'avventura che Feltri ha raccontato a Firenze nel recente convegno sull'agriarchitettura organizzato dall'Ordine degli architetti. Dove hanno fatto capolino molte nuove esperienze, l'unica intera a Rosignano, le altre parziali, ma in crescita.
Spiega Feltri: «L'idea ci è venuta quanto il Comune di Rosignano ha lanciato un concorso di idee. Se idea deve essere, che sia innovativa, ci siamo detti e abbiamo pensato alla paglia di cui la Maremma è ricca. Perché non utilizzare materiali a chilometro zero? In Italia la paglia la si usa un po' solo in Alto Adige, ma in Germana e Usa ci si costruisce molto».
Come si fa? «Si impilano le balle e si rinchiudono in una gabbia di cestelli di legno e poi si copre di calce l'esterno e di argilla l'interno per correggere le irregolarità». La biblioteca, racconta l'architetto, ha un gran successo: «Il nuovo metodo di costruzione l'ha spinta verso una gestione moderna, come centro di aggregazione e sostitutivo delle scuole chiuse il pomeriggio.
Non costa, la temperatura resta costante sui 14 gradi, si spende poco per riscaldare. Semmai i prezzi sono più alti per costruire perché, essendo una tecnologia nuova, i materiali non sono cari ma, non essendoci mano d'opera esperta, costa la formazione».
Eppure qualcosa sul fronte agricoltura-architettura si muove. «L'agriarchitettura può aiutare a rilanciare l'edilizia in crisi, a far nascere delle start up, ad ampliare gli orizzonti dell'agricoltura con coltivazioni dedicate, nei terreni dove non conviene coltivare cibo», spiega il consigliere dell'ordine degli architetti, Egidio Raimondi, che ha curato il convegno. «In Europa l'unica abitazione interamente frutto degli scarti agricoli è in Danimarca - continua - In Italia un contributo importante viene dalla biblioteca toscana, ma in generale si stanno utilizzando sempre di più i residui per varie componenti, soprattutto quelle isolanti». Il gap, dice Raimondi, è nel pezzo: «La chimica verde è ancora un lusso in Italia, ma alla fine il ciclo è vantaggioso, lo smaltimento costa meno e grandi sono i vantaggi per ambiente e salute quando le abitazioni convenzionali spesso sono più inquinate dell'esterno». Si usano, spiega l'architetto, canapa e lino per i pannelli isolanti, calce e canapa per il cartongesso, ancora calce e canapa per i mattoni, i biopolimeri, ovvero ei polimeri derivati da sostanze naturali come la barbabietola. La Flos li ha usati per replicare la lampada di Philippe Starck. E al convegno sfilano, tra le tante invenzioni, esempi di pareti colorate con tinte tratte dagli scarti delle piante, di residui del vino che servono in architettura o per dipingere legni e pelle, di stampanti 3D che materializzano oggetti in plastica bio, in argilla in altri materiali biocompatibili, forme inedite nate all'incrocio di materiali innovativi e tradizionali.