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5 dicembre 2017

Tari, e caos per le dimenticanze del senato

Italia Oggi - Tari sempre più nel caos. La mancata proroga di alcune deroghe al metodo normalizzato rischia di appesantire il conto a carico di alcune categorie di contribuenti e di costringere i comuni ad approvare più volte il piano finanziario. Come se non bastassero i problemi legati all'errato calcolo della quota variabile ed alla tardiva approvazione dei nuovi parametri di assimilazione, il testo della manovra uscito dal Senato non ha esteso al 2018 le previsioni introdotte nel comma 652 della legge 147/2013 dal dl 16/2014 e successivamente confermate dalla 120812015 fino a tutto il 2017. In base a tale disciplina, i comuni hanno finora potuto innanzitutto disapplicare i coefficienti Ka, di cui all'allegato 1 al dpr 15811999, da utilizzarsi per il calcolo della quota fissa della tariffa delle utenze domestiche. Tale facoltà ha consentito di rendere la predetta quota fissa indipendente dalla numerosità del nucleo familiare occupante l'abitazione e, quindi, uguale in misura unitaria (eurol mq) per tutte le famiglie. In secondo luogo, è stato possibile adottare, nel calcolo della quota variabile della tariffa delle utenze domestiche, nonché della quota fissa e di quella variabile delle utenze non domestiche, valori dei coefficienti Kb, Kc e Kd inferiori fino al 50% dei limiti minimi o superiori fino al 50% dei limiti massimi previsti dal citato dpr 158/1999. Mentre la prima deroga ha favorito le famiglie numerose, la secondaha permesso di mitigare la profonda variabilità delle variazioni tariffarie tra le diverse categorie, perequando i conseguenti aumenti, a tutto vantaggio delle categorie con una maggiore produttività di rifiuti (ad esempio, verdurieri, pescivendoli ecc.). La mancata riproposizione di tali meccanismi, ovviamente, ribalterebbe il risultato, danneggiando coloro che hanno usufruito di tariffe più basse di quelle «teoriche» a vantaggio degli altri contribuenti. Il problema è che ogni cambio di regole trascina con sé una lunga coda di politiche in cui la voce di chi ci rimette sovrasta quella di chi ci guadagna. Ecco perché è possibile che una nuova proroga spunti alla Camera, ma anche in tal caso con un effetto indesiderato: siccome in ogni caso la modifica avrebbe effetto solo dal l° gennaio, questo renderebbe necessaria per gli enti che approveranno il preventivo entro il 31/12 una successiva revisione del piano finanziario inizialmente approvato e quindi un nuovo passaggio consiliare. Resta confermata la possibilità di calcolare le tariffe non avvalendosi del metodo normalizzato, ma ricorrendo al criterio alternativo in base al quale il comune può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché ai costi del servizio.