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6 dicembre 2017

Imballaggi, ora si affronta la «generazione» Amazon La svolta dei consumi: una montagna di cartone frutto dell’e-commerce

Corriere della Sera - Immaginate un peso come quello del Duomo di Milano, pari a 325 mila tonnellate. È la quantità di rifiuti raccolta in sei mesi dall'Amsa nel solo Comune di Milano. Numeri che fanno della società controllata dall'utility A2A un fiore all'occhiello dell'economia del capoluogo lombardo. E che proiettano la città al primo posto in Europa - tra quelle con più di un milione di abitanti - nella raccolta differenziata.
Adesso Amsa si appresta a una nuova sfida, quella lanciata dall'ecommerce, che ha riversato sulla città una montagna di cartone proveniente dall'imballaggio dei prodotti comprati sulle piattaforme di Amazon & co. Milano è una città all'avanguardia nei modelli di consumo. E l'Amsa, la sua società per la raccolta dei rifiuti urbani, si è adeguata. Quest'anno ha raccolto oltre 17 mila tonnellate di scatole che provengono dalle 650 mila consegne al mese, appunto, dagli acquisti attraverso l'online. Come dire 23 mila pacchi al giorno.
Sullo sfondo c'è un cocktail di tradizione e rinnovamento tecnologico, innovazione e investimenti. «Amsa è un patrimonio pubblico, testimone di un'alleanza con la sua città», ha detto Valerio Camerano, amministratore delegato di A2A, il gruppo che gestisce un capillare sistema di economia circolare di cui l'Amsa è uno dei pivot. E che nel tempo è cresciuto attraverso un ciclo di aggregazioni.
La multiutility è arrivata fino a esprimere un valore di 4,9 miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari. Nei primi nove mesi dell'anno i ricavi sono stati 4,26 miliardi, in aumento del 22,4 per cento. A questa taglia il gruppo è giunto attraverso successive aggregazioni, anche di realtà più piccole come quella della Aspem di Varese. L'ultima è stata l'acquisizione del 51 per cento di Lgh (Lodi, Pavia, Cremona, Crema e Rovato), la più rilevante per taglia degli ultimi anni in Italia perché ha coinvolto la prima e la seconda utility lombarda. «A un anno dalla chiusura dell'operazione, A2A ha mantenuto le promesse industriali di sviluppo e investimenti», dice Camerano. Lo spazio di crescita è ancora ampio perché in Italia sono oltre 8 mila le aziende municipalizzate dei servizi, tra acqua, luce e gas. Spesso piccole e meno efficienti. Adesso A2A guarda ad Acsm-Agam (Como, Monza tra i Comuni più grandi) che darebbe il via alla grande multiutility della Lombardia.
La spinta verso le aggregazioni è iniziata circa 15 anni fa, quando è stato chiaro che la frammentazione degli attori nel settore dei servizi di igiene ambientale, distribuzione e vendita dell'acqua e del gas naturale non consentiva un'adeguata redditività a queste realtà, cosa che non permetteva loro di avere risorse per gli investimenti nei servizi ai cittadini. L'ondata di fusioni ha portato alla nascita di quattro campioni. Oltre ad A2A, Hera (4,5 miliardi la capitalizzazione) ha aggregato le realtà dell'Emilia Romagna e di una parte della Toscana. Poi ci sono Acea (3,6 miliardi di valore in Borsa), numero uno in Lazio, e Iren (3 miliardi a Piazza Affari) ha unito Torino e Genova. Sono «The big four» e hanno moltiplicato gli investimenti. A2A è il secondo operatore elettrico dopo l'Enel. E ha continuato a puntare risorse. Ha aggregato anche l'Amsa che ha arricchito il profilo del gruppo A2A. L'integrazione ha permesso all'azienda che raccoglie rifiuti di puntare sulla tecnologia. «L'azienda è ormai un punto di riferimento. Ha fatto fare a Milano una bella figura con l'Expo», ha detto Giovanni Valotti, presidente di A2A.
La cabina di regia dell'Amsa è un «cervellone digitale». Una sorta di sala operativa centralizzata che gestisce in diretta le informazioni, come il monitoraggio degli automezzi, attrezzati con un sistema di tracciamento che rileva posizioni e dati. E adesso arriveranno entro l'anno prossimo anche 18 mila «cestini intelligenti» sviluppati con il Politecnico di Milano per monitorare i livelli di rifiuti.